San Pellegrino – Chiesa di San Pellegrino


La prima testimonianza certa che si ha della chiesa di San Pellegrino risale, con la dovuta approssimazione, all’anno 1260. Si tratta di un elenco delle chiese soggette al censo di Roma. La parrocchia di San Pellegrino compare in questo elenco come chiesa dipendente dalla parrocchia di Almenno. Le ragioni di questa dipendenza sono antiche e questo rapporto si protrae fino al 1500 inoltrato.

Questa chiesa del 1260 viene citata anche nelle “Memorie storiche della chiesa di Endenna”, raccolte da Giuseppe Bonesi nel 1794. In quest’opera si afferma infatti che, in occasione dei lavori di ampliamento e costruzione della nuova chiesa settecentesca, si scoprì l’esistenza delle fondamenta di una chiesa piccola, ma stabile e robusta, le cui fondamenta appartengono probabilmente a quella che compare nell’elenco del 1260.

Successivamente, nel 1493 una piena del fiume Brembo causa il crollo del ponte di Almenno e le comunicazioni con quella parrocchia divennero impossibili. San Pellegrino comincia così a rendersi indipendente senza che nessun atto ufficiale ne dia l’autorizzazione e, dai primi decenni del 1500, può considerarsi a tutti gli effetti una parrocchia a sé stante.

Questa chiesa del XV secolo viene incorporata dall’attuale chiesa costruita nel XVIII secolo. Il progetto inizia nel 1715 sotto la direzione di Francesco Lucchini e prevede la parziale demolizione della chiesa quattrocentesca e la costruzione dell’abside opposto al precedente. L’operazione si ferma per mancanza di fondi, riprende nel 1727 e  si conclude nel 1739, anno in cui i sampellegrinesi possono assistere all’inaugurazione della loro nuova chiesa.  Nel 1753 viene posata la prima pietra per la torre campanaria, terminata venticinque anni più tardi. Nel 1893 si hanno importanti restauri durante i quali si terminano anche le decorazioni interne per quanto riguarda la volta, poi rimodificate dal più recente restauro del 1952 voluto da monsignor Dossi. La facciata della chiesa, d’impostazione neoclassica, è invece terminata nel XX secolo su disegno di Luigi Angelini.


1416 – pare che a S. Pellegrino esistesse una chiesa dedicata al santo vescovo di Auxerre già nel VIII secolo, ai tempi di Carlo Magno. Forse già parrocchiale nel 1260, fu sottratta alla pieve di Almenno S. Salvatore con bolla 19 febbraio 1416 di Pio II. Confrontando le notizie recuperate presso l’archivio della Curia di Bergamo e in quello parrocchiale si evince che la primitiva chiesa parrocchiale era orientata in senso inverso e cioè aveva la facciata rivolta alla contrada e l’altare maggiore, quindi, stava dove oggi è la porta centrale e consisteva in un’aula spartita da due archi trasversali; davanti vi era il sagrato, usato a quei tempi anche come luogo di sepoltura.

Posta nella parte vecchia del paese, la chiesa presenta la sua facciata rivolta verso est, preceduta da un sagrato che la circonda e dal quale si può accedere mediante una gradinata. La facciata presenta una parte leggermente avanzata rispetto a due quinte laterali, uguali anche in altezza e prive di architetture. La parte avanzata è suddivisa in due ordini da un cornicione orizzontale, riccamente decorata di modanature, quattro lesene rivestite in ceppo di Poltragno, reggono detto cornicione. Sopra quest’ultimo, inizia il secondo ordine con un corpo continuo che serve da basamento a quattro lesene a forma di semi colonna complete di capitelli in stile ionico che sorreggono la trabeazione con fregio ove si legge “Aere et labore habitatium”. A coronamento della facciata, un timpano triangolare con cornici rette da piccole mensole. Sul vertice del timpano, è in opera la statua del Santo Patrono, ed in corrispondenza delle due lesene esterne, due anfore con fiaccola, il tutto in cemento sagomato. Il settore centrale del primo ordine è caratterizzato da un portale in marmo nero finemente lavorato, sormontato da uno stemma vescovile; i settori centrali non hanno elementi architettonici rilevanti. Sopra la porta, nello stesso settore centrale del secondo ordine, trovasi una frande apertura che illumina la navata. Internamente la chiesa si presenta ad unica navata, suddivisa da lesene con base in marmo, corpo e capitelli in stucco in stile corinzio, in cinque campate; di luce diversa a secondo della destinazione. Sopra i capitelli, core una trabeazione completa di fregio e cornicione praticabile sopra il quale si imposta la volta a botte, che copre la navata stessa. La prima campata, di modesta ampiezza, presenta a sinistra, la cappella del Battistero, con pianta semicircolare e fonte battesimale in marmo rosso di Verona; mentre nella cappella di destra è presente un confessionale. Sopra le due cappelle sono presenti dei matronei. Segue la seconda campata, con due ampie cappelle laterali, delimitate da due colonne in stucco con base e capitelli corinzi, reggenti l’arco con il quale si aprono verso la navata. Hanno entrambe pianta a semi ellisse con relativo catino. La cappella di sinistra è dedicata alla Madonna del Carmine, mentre a destra quella dedicata alla Deposizione di Gesù. La terza campata ospita a destra e sinistra, gli ingressi laterali. Sopra quello di sinistra, anziché il matroneo come c’è in quello di destra, è posto il pulpito in legno scolpito. Segue la quarta campata che, ampia come la seconda, presenta a sinistra la cappella dedicata alla Madonna del S. Rosario, mentre a destra quella dedicata al S. Cuore di Gesù. La quinta campata presenta a sinistra l’ingresso ad un vano che conduce alla sacrestia, e ad altri locali, mentre l’ingresso posto a destra conduce alla cappella dedicata alla Madonna di Lourdes, e al campanile. Il presbiterio, più ristretto rispetto alla navata è delimitato da un arco trionfale sorretto da pilastri; è sopraelevato rispetto alla navata, da cinque gradini ed è a pianta rettangolare coperta da volta a botte. Infine, il presbiterio si completa in un coro absidato coperto da catino. Cinque grandi finestre sono ricavate sopra il cornicione e sono complete di relativa strombatura di raccordo alla volta; altre due finestre sul presbiterio e due nel coro, danno luce alla chiesa.


Bartolomeo Benzoni fu parroco a S. Pellegrino per più di cinquant’anni (1655-1707) e ricorda che, sul luogo dove oggi c’è la chiesa, aveva trovato una piccola cappella dedicata a S. Marco, patrono di Venezia, al cui governo appartenenza fin dal 1428 il territorio bergamasco.

Situata lungo la strada provinciale, la chiesa un tempo era preceduta da un portico; quest’ultimo venne demolito dopo opere di allargamento della strada, lasciando posto ad un tetto in opera su mensole sporgenti in legno. Posto centralmente nella parte inferiore della facciata, vi è il portale con ritti e architrave sagomati, completi di coronamento, fiancheggiato da due finestre di simil fattura complete di inferriate. La chiesa presenta una pianta rettangolare suddivisa in tre navate da lesene con basi e capitelli in stucco, sopra i quali corre una trabeazione con fregio e cornicione e su cui si imposta l volta a botte che copre la navata; tre finestre per parte, due in ogni campata con relative strombature, illuminano la chiesa. Le due navate laterali presentano entrambe tre cappelle per parte, aperte ad arco verso la navata centrale e coperte da volta a botte. Nella prima campata sono posizionati i confessionali; nella seconda campata vi sono due ingressi laterali. Segue la terza campata con a destra la cappella della B.V. di Caravaggio e S. Marco Evangelista, mentre a sinistra sono posizionati cinque gradini che conducono alla sacrestia. Il presbiterio ha pianta rettangolare ed è sopraelevato rispetto alla navata di cinque gradini; l’altare è posto sulla parete di fondo del presbiterio.


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