Saluto a don Sergio

La nostra esistenza terrena è caratterizzata da una serie di cicli ed oggi siamo qui ad affrontare, con la dovuta serenità d’animo alla quale il buon Cristiano è abituato in funzione della propria Fede, uno dei cicli di vita della nostra Comunità.

Questa Santa Messa conclude però qualcosa di più di un ciclo, è una celebrazione possiamo dire storica perché sancisce ufficialmente la fine, o quantomeno l’interruzione speriamo non definitiva, della presenza di un sacerdote nella nostra comunità.

Il dato è ormai evidente da più anni a questa parte si assiste ad una riduzione del numero dei sacerdoti cattolici diocesani in Italia, che erano più di 80.000 nel 1881, quando la popolazione italiana era di circa 30 milioni di persone, si pensa che nel 2025 i sacerdoti diocesani in Italia potranno essere circa 25.000 con una popolazione che è però arrivata a superare i 60 milioni.

Di conseguenza anche la nostra parrocchia per la prima volta dal 1482, cioè dalla sua istituzione, non avrà più un sacerdote qui residente e sappiamo quanto sia importante per la comunità avere un presbitero quale proprio pastore perché è maestro della parola, ministro dei sacramenti ma anche guida della comunità.

Oggi siamo quindi qui per un saluto a don Sergio che ci lascia per un nuovo incarico, ma anche per ringraziare Dio per averci regalato la sua presenza e quella di tanti altri bravi sacerdoti che lo hanno preceduto perché ringraziare è una esigenza del cuore.

Caro don Sergio, continuando nel solco dei tuoi predecessori anche tu, hai lasciato cadere la tua manciata di semi in modo convinto, fedele, coerente con la tua educazione, con la tua formazione e con il tuo percorso personale e di vita.

Noi abbiamo accolto ed apprezzato i doni che in questo tempo hai saputo offrirci.

Siamo quindi riconoscenti per i momenti di bene e di crescita vissuti, che, in particolare in questa occasione, affiorano nei nostri ricordi.

Grazie per aver condiviso le gioie e i dolori di un pastore che ha guidato il suo gregge con saggezza ed equilibrio; grazie per averci condotto per mano, pur nelle difficoltà e perplessità, all’unità pastorale con San Pellegrino, ma prima ancora all’unità interna tra le varie ed eterogenee comunità di Santa Croce, Spettino, Antea e Ca de Rizzi che oggi sono tutte qui a ringraziarti; mai in precedenza le quattro comunità, con storie ben diverse tra loro, erano state così unite.

Alle scontate difficoltà di gestione di una parrocchia, negli ultimi due anni si è aggiunta anche quella causata da un minuscolo virus che, per diversi mesi, ci ha tolto la possibilità di stare assieme, di incontrarci; la chiesa vuota si è poi pian piano ravvivata, ma ancora non è tornata alla sua piana capienza, sono infatti ancora molte le limitazioni cui dobbiamo sottostare per la difesa della nostra salute.

Sarai quindi ricordato come il parroco che per primo ha celebrato in solitudine nella nostra chiesa, ma che grazie alla tecnologia ed ai bravi giovani della nostra comunità sei arrivato in tutte le nostre case; sarai ricordato per la benedizione del paese in solitudine dall’alto della Croce di Santa Croce, dal sagrato della chiesa ed in processione passando via per via.

Sarai inoltre ricordato per la cura delle celebrazioni e per l’attenzione nella preparazione della Casa del Signore.

Ringraziamo quindi il Signore, per il dono che ci ha fatto, nell’averti inviato tra noi e, insieme, di avere scritto un pezzo di storia della nostra comunità parrocchiale; siamo sicuri che dove sei stato inviato svolgerai altrettanto bene l’incarico che ti è stato affidato.

Preghiamo quindi, insieme a te, il buon Dio, nostro Padre, affinché ti doni la gioia di rimetterti in “gioco”, la forza di ricominciare, la capacità di rinnovarti nella fede;

che ti faccia trovare nella tua nuova comunità la stessa disponibilità, la stessa condivisione, la stessa premura che la parrocchia di Santa Croce ha cercato di offrirti in questi undici anni, ne è testimonianza il recente trasloco, quante persone della nostra comunità ti hanno dato una mano; questo è il nostro modo per ringraziare gli amici, quelli che ci hanno voluto bene, perché al di là di tante parole contano di più i fatti; abbiamo in tal modo concretizzato quello che è stato il monito da te spesso ripetuto… “una mano aiuta l’altra”.

Grazie don Sergio per aver percorso un tratto della tua strada insieme a noi e, ne siamo certi, il tuo passaggio lascerà un importante segno nel tempo, grazie con riconoscenza per il tuo esempio e per le tue parole mai banali e le tue omelie sempre ben preparate.

Per ringraziarti oggi in modo concreto l’intera Parrocchia di Santa Croce ha pensato e preparato due regali: Il primo è una stola, insegna per eccellenza della dignità sacerdotale, personalizzata con l’angelo e la madonna dell’Annunciazione di Francesco di Simone da Santa Croce, lo stesso angelo e la stessa Madonna che campeggiano ai lati dell’altare della nostra Chiesa. Siamo certi che quando la porterai ti ricorderai di noi nelle tue preghiere. Il secondo omaggio è un canto di ringraziamento al Signore che la nostra corale ha appositamente preparato per questa occasione, il salmo di Isaia ECCO IL MIO SERVO, musica di Marco Frisina. L’uomo è debole, ma quando Dio gli affida un compito gli dà la capacità, la forza di attuarlo. Al Servo dà l’energia divina. Gli affida l’incarico di portare il diritto alle nazioni, di far trionfare nel mondo la giustizia, che consiste nella benevolenza e nella salvezza.

Non griderà, non alzerà la voce.
Non sarà intollerante, né intransigente con i deboli
Non condannerà nessuno.
Recupererà chi ha sbagliato, invece di annientarlo e distruggerlo, ricostruirà con pazienza e rispetto ciò che sta andando in rovina.
Compito straordinario ma difficile.
È una missione che diventerà luce per tutte le nazioni del mondo, per tutta l’umanità.
Dio non lo abbandonerà mai, lo prenderà per mano e lo accompagnerà in ogni momento della sua vita.

ECCO IL MIO SERVO, L’ELETTO, CHE IO SOSTENGO, HO POSTO IN LUI IL MIO SPIRITO E GUIDERÀ IL MIO POPOLO.

Non griderà, non alzerà il tono,
non farà udire la sua voce,
non spegnerà la fiamma smorta,
non spezzerà la canna incrinata.

Io t’ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano,
t’ho stabilito e formato
come alleanza per le genti.