Orchestra dei braccianti

Storie di migranti e integrazione con l’Orchestra dei Braccianti

Laboratorio sociale.

Domenica a San Pellegrino suona un ensemble che ha coinvolto musicisti contadini e immigrati di mezzo mondo, accomunati da un forte legame con la cultura rurale

UGO BACCI da l’Eco di Bergamo del 29 agosto 2019

Combattere il caporalato con l’arma della musica: questa è la sfida lanciata dall’Orchestra dei Braccianti, un progetto dell’associazione «Terra!» che coinvolge musicisti, contadini e migranti di diverse nazionalità, accomunati dal legame con il mondo rurale. Una vera e propria orchestra multietnica, formata da 18 elementi provenienti da Italia, Francia, Gambia, Ghana, Nigeria, Libia, Tunisia, India, e Stati Uniti. Un combo, impegnato socialmente, che domenica suonerà a San Pellegrino, in via Papa Giovanni XXIII, a partire dalle 20,45. Il concerto è organizzato dal Comune di San Pellegrino Terme in collaborazione con l’Ufficio Diocesano per i Migranti in seno alle iniziative promosse in occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. L’orchestra dei Braccianti suona musica meticcia e popolare rimescolando le carte di tante culture, comprese quelle da cui ogni musicista proviene. L’idea è quella di un vero e proprio «laboratorio musicale» capace di elaborare un repertorio misto a immagine di una musica che per forza di cose non riconosce confini di genere, stile e cultura.

L’Orchestra s’è appena esibita a Melpignano, alla «Notte della Taranta», portando anche in quel contesto di festa il messaggio di chi vive in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento.

L’Associazione «Terra!» di Cerignola attraverso il lavoro dell’Orchestra dei Braccianti intende dar voce a chi subisce gli impatti sociali di un sistema iniquo, a chi vive nei ghetti, a chi si batte per i diritti dei lavoratori della Terra.

Tra i componenti l’orchestra, Joshua Ojomon, nigeriano 25enne, voce e tastiera, ha iniziato da giovanissimo a cantare e scrivere canzoni. Arrivato nel 2017 in Italia passando per la Libia, racconta che la vita non è stata facile per lui: «Ho la pelle bianca e pensavo fossi diverso. Qui vorrei studiare e fare una scuola di musica, per ora ho raccolto uva e meloni. Piano piano tutti noi cerchiamo di sistemare la nostra vita». Il gambiano Ndongo, voce e percussioni del gruppo, è arrivato nel 2016. Racconta: «Mi hanno accolto a Borgo Mezzanone, ma finita l’accoglienza mi sono spostato nel vicino ghetto». Nel suo paese suonava musica tradizionale, una passione coltivata in famiglia: «Mia madre era una musicista, ed è la mia ispirazione anche ora che non c’è più». Accanto a loro suonano musicisti quali Marzouk Merjri, cantautore e polistrumentista tunisino che vive a Napoli, Luca Cioffi, specializzato in percussioni indiane (tabla) e sudamericane che lavora come agricoltore in Campania, Sergio Caputo e Sandro Joyeux. Grazie al lavoro del direttore artistico Alessandro Nosenzo – voce e chitarra dell’orchestra – è stato possibile creare un mix di talenti emergenti con la missione di tradurre in musica tematiche dal forte impatto sociale. Quasi tutti i componenti di questo combo aperto hanno vissuto sulla propria pelle il dramma della migrazione. Per questo la musica suona autentica all’incrocio di tante esperienze umane e culturali. Un cantante nigeriano, un percussionista indiano, un chitarrista pugliese, un percussionista tunisino, un sassofonista lucano, un trombettista statunitense, un cantastorie francese: al centro la magia della musica che unisce uomini e culture diverse.

Grazie alla sua unica composizione l’Orchestra dei Braccianti è una sorta di laboratorio di integrazione capace di passare dalle canzoni della tradizione meridionale italiana alla musica africana, dai ritmi giamaicani al rap metropolitano. Un viaggio tra i Sud del mondo, tra i ghetti del «nuovi schiavi».


In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato, domenica 1° settembre 2019 alle ore 20.45 in Viale Papa Giovanni a San Pellegrino Terme, si terrà il concerto musicale con “L’Orchestra dei Braccianti”. Il concerto è il primo di una serie di eventi che vedranno il culmine nella giornata di giovedì 20 settembre 2019 con la Santa Messa presieduta dal Vescovo di Bergamo, Mons. Francesco Beschi, nella chiesa parrocchiale di San Pellegrino.


Un cantante nigeriano, un percussionista indiano, un chitarrista pugliese, un percussionista tunisino, un sassofonista lucano, un trombettista statunitense, un cantastorie francese… Uomini e culture diverse. Ma la magia della musica li trasforma in una vera orchestra di 18 elementi, capace di passare dalle canzoni del mezzogiorno alla musica africana, dai ritmi giamaicani al rap metropolitano. Miracoli di cui è capace l’Orchestra dei braccianti, progetto nato dalla scintilla scoccata tra alcuni musicisti in viaggio al Sud tra i ghetti dei “nuovi schiavi” e il progetto di Terra! onlus che si occupa di ambiente, agricoltura e lotta al caporalato. Un laboratorio di integrazione, un modello di riscatto, una denuncia in musica della piaga che affligge tante campagne meridionali.

Razzismi diversi sopravvivono ancora oggi, denuncia in musica l’Orchestra dei braccianti che nella scaletta del concerto mostra l’esempio della musica, capace di fondere culture che si fecondano e producono armonia. Così scorrono la canzone napoletana Cicirinella, riarrangiata dal polistrumentista tunisino Marzouk Mejri, che nel suo paese promuove tra i contadini di Tebourba la coltivazione di antichi cereali biologici. O una ballata d’amore del Punjab, scritta da Poppi Alaudipuria, magaziniere indiano in un’impresa agricola in Puglia, dopo anni di lavoro a ore. Poi Kingston, pezzo jamaicano del cantautore franco-italiano Sandro Joyeux, che dopo anni a studiare musica etnica in Africa, è accolto come una star ogni volta che suona nelle baraccopoli o nei Cara d’Italia. O una ballata pugliese come U’ suprastante, antica storia di caporali, riscoperta e suonata dall’etnomusicologo pugliese Salvatore Villani. E il rap di Adams, bracciante dal Gambia che vive nel ghetto di Borgo Mezzanone. O Il soul di Joshua Ojomon, nigeriano albino, ulteriormente discriminato nell’inferno libico perché “bianco”, finito a raccogliere uva e meloni. A tirare tutte queste fila il coordinatore artistico dell’Orchestra, Alessandro Nosenzo, cantautore pescarese, che incontrando Joyeux ha avuto l’idea di questo originalissimo ensemble.

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«Questa orchestra nasce dal grande bisogno di testimoniare anche il presente – spiega il direttore di Terra! Fabio Ciconte – e cioè quello che accade tutti i giorni sui nostri territori, attraverso lo sfruttamento brutale del caporalato. È inconcepibile che nel 2019 ci siano persone schiavizzate nei ghetti di Rignano, Borgo Mezzanone, San Ferdinando, per raccogliere i prodotti che arrivano sulle nostre tavole. Questa orchestra è servita anche a ridare dignità a persone cui era stata negata, e riesce a comunicare dove non arrivano discorsi e lezioni: a Cerignola abbiamo suonato per i ragazzi delle scuole, che dopo il concerto facevano a gara per farsi i selfie coi braccianti-musicisti».