La CET: una pastorale rinnovata

Intervista a Mons. Vittorio Nozza vicario episcopale per i laici e per la pastorale (prima parte)

  • Stanno per nascere le Comunità ecclesiali territoriali (CET): che cosa sono e quali finalità hanno?

Le Comunità Ecclesiali Territoriali (CET) sono state costituite il 12 settembre 2018. In tale data il Vescovo Francesco ha emanato il ‘decreto’ per la costituzione delle 13 Comunità Ecclesiali Territoriali e contemporaneamente il decreto di soppressione dei 28 Vicariati Locali.
Dopo un intenso lavoro di riflessione, confronto e dialogo da parte del Vescovo che in questi anni ha condiviso in tempi e modi diversi lo spirito complessivo della proposta di ‘riforma diocesana’, si è arrivati a formulare una nuova configurazione geografica della Diocesi, ma soprattutto ad avviare una visione nuova del cammino della chiesa diocesana, con un legame più stretto con il vissuto dei diversi territori, per favorire al meglio l’annuncio del Regno di Dio in un contesto e in una realtà profondamente cambiata e costantemente in cambiamento.
La Comunità Ecclesiale Territoriale, si legge nello Statuto, “… si propone come fine primario di promuovere, alimentare ed elaborare il rapporto tra comunità cristiana e territorio, inteso come rappresentazione dei mondi vitali, istituzionali, sociali, culturali, relazionali, costituiti da ogni persona nella sua singolarità e nelle sue relazioni, nella speranza di generare insieme condizioni e forme di vita autenticamente umane alla luce del Vangelo …”. Le finalità specifiche della Comunità Ecclesiale Territoriale sono: l’annuncio e la testimonianza del Vangelo, a livello personale e comunitario; la ‘mediazione culturale’ come scelta pastorale; l’assunzione delle ‘terre esistenziali’ come luogo del riconoscimento e della partecipazione al Regno di Dio; l’attuazione della responsabilità dei laici, particolarmente nell’esercizio delle loro competenze nelle ‘terre esistenziali’; la formazione qualificata di competenze nelle ‘terre esistenziali’.

  • Quali sono i motivi che hanno suggerito e motivato questa scelta?

La motivazione principale che anima la ‘riforma diocesana’ sta nel desiderio di annunciare il Regno di Dio là dove ogni uomo vive e nel contempo di cogliere da parte della comunità cristiana i segni del Regno di Dio che è già presente in ogni espressione di vita e in ogni ‘terra esistenziale’.
Le Comunità Ecclesiali Territoriali sono un modo di essere Chiesa nel quotidiano, dentro un territorio ben definito, avendo a cuore di donare a chiunque l’annuncio evangelico del Regno di Dio. Il sogno che ha alimentato la scelta di questa ‘riforma diocesana’ è infatti quello di generare insieme al territorio condizioni e forme di vita autenticamente umane alla luce del Vangelo.

  • Non c’è il pericolo di creare due entità parallele tra parrocchia e CET?  Come si pensa possano interagire?

La Parrocchia è il ‘luogo pastorale prioritario’ chiamata a favorire l’appartenenza alla comunità ecclesiale, a promuovere la cura delle relazioni, a sostenere la costruzione della ‘fraternità-comunione’ tra cristiani che compongono la comunità dei credenti, nella sua ordinarietà. Ciò deve avvenire costruendo il vissuto della comunità parrocchiale attorno all’annuncio e all’accoglienza della Parola, alla celebrazione dell’Eucaristia nella comunità radunata nel ‘Giorno del Signore’, e nella diversificata testimonianza della Carità da parte di tutti i fedeli nei contesti di vita che caratterizzano il vissuto quotidiano.
La Comunità Ecclesiale Territoriale è invece il ‘luogo pastorale prioritario’ della cura e dell’accompagnamento ad una appartenenza responsabile al territorio attraverso una corresponsabilità e un lavoro intenso da parte dei laici a partire dal cammino considerato ed espresso in modo particolare dalle ‘terre esistenziali’. La Chiesa infatti è chiamata, nel territorio, ad essere a servizio delle ‘terre esistenziali’ che diventano il luogo della ‘ministerialità laicale diffusa’ in tutte le sue espressioni: dal servizio pastorale al servizio sociale, educativo, caritativo, culturale, pubblico, civico, …
Protagoniste, nel cammino di ‘riforma diocesana’, sono proprio le comunità cristiane che assumono il volto delle nostre parrocchie. In questa proposta di ‘riforma diocesana’ la figura della parrocchia è centrale, è fondamentale, è unica; diversamente la Comunità Ecclesiale Territoriale diventerebbe una realtà e un’operazione astratta. Va curato anche il livello interparrocchiale di collaborazione tra parrocchie rispetto all’organizzazione di alcune iniziative loro proprie. Si inserisce qui, con tutta la sua propositività e positività, la promozione delle Unità Pastorali che ha caratterizzato e sta caratterizzando questi nostri anni.
In ogni parrocchia dovrà essere individuato un ‘referente parrocchiale’ cherappresenti il riferimento parrocchiale del Consiglio Pastorale Territoriale ella Comunità Ecclesiale Territoriale al quale verranno trasmessi sistematicamente gli atti del Consiglio Pastorale Territoriale affinché possa rendere partecipe il proprio Consiglio Pastorale Parrocchiale. I referenti parrocchiali verranno anche riuniti in assemblea una volta l’anno dal Vicario Territoriale per la valorizzazione del loro ruolo e per una condivisione pastorale. Il referente parrocchiale è nominato dal parroco di ogni singola parrocchia o di unità pastorale, sentito il Consiglio pastorale parrocchiale.
(fine prima parte intervista – seguirà la seconda nel prossimo numero)