Incontro con Silvio Tomasini

Venerdì 8 marzo a Santa Croce incontro con Silvio Tomasini…

La Leggenda della Vera Croce racconta la storia del legno su quale morì Gesù. La versione più famosa è quella di Jacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea del XIII secolo. Narra la leggenda che Adamo, ormai vicino alla morte, mandò in paradiso il figlio, Set affinché ottenesse l’olio della misericordia. L’Arcangelo Michele gli diede, di contro, un ramoscello che proveniva dall’Albero della Vita da collocare sulla bocca di Adamo al momento della sepoltura.
Il re Salomone scoprì il ramo che ormai era cresciuto molto e ordinò di tagliarlo in quanto ostacolava la costruzione del Tempio di Gerusalemme per poi riutilizzarlo.
Il problema era che non si riuscì mai a tagliare della giusta dimensione pertanto fu buttato nel fiume come a costituire un ponte. La regina di Saba riconobbe il legno profetizzando il futuro utilizzo dell’albero. Salomone, venuto a conoscenza della profezia, fece raccogliere l’albero e lo fece sotterrare.
Subito dopo la condanna di Cristo, il legno fu raccolto dagli israeliti e utilizzato per la costruzione della Croce.

Nel 312, la notte prima della celeberrima Battaglia tra Massenzio e Costantino a Ponte Milio vide in cielo una croce luminosa e una scritta “IN HOC SIGNO VINCES” (con questo segno vincerai). Il giorno dopo ordinò all’esercito di dipingere sugli scudi il simbolo del crismon (X+P) e, spinti dal cielo, vinsero la battaglia che culminò nella morte dell’usurpatore Massenzio.

Socrate Scolastico affermò che l’Imperatrice aveva fatto distruggere un tempio pagano sopra il Sepolcro trovando tre croci e il “titulus crucis”. Il Vescovo di Gerusalemme, tal Macario, pose le croci sul corpo di una donna malata la quale guarì al contatto con la terza di esse che venne identificata come la Vera Croce di Cristo. Furono rinvenuti anche i chiodi che furono mandati a Costantinopoli e due di essi vennero incastonati nell’elmo di Costantino e uno fu trasformato nel morso del suo cavallo. Interessante è la testimonianza di Teodoreto di Cirro:

«Quando l’imperatrice scorse il luogo in cui il Salvatore aveva sofferto, immediatamente ordinò che il tempio idolatra che lì era stato eretto fosse distrutto, e che fosse rimossa proprio quella terra sulla quale esso si ergeva. Quando la tomba, che era stata così a lungo celata, fu scoperta, furono viste tre croci accanto al sepolcro del Signore. Tutti ritennero certo che una di queste croci fosse quella di nostro Signore Gesù Cristo, e che le altre due fossero dei ladroni che erano stati crocifissi con Lui. Eppure non erano in grado di stabilire a quale delle tre il Corpo del Signore era stato portato vicino, e quale aveva ricevuto il fiotto del Suo prezioso Sangue. Ma il saggio e santo Macario, governatore della città, risolse questa questione nella seguente maniera. Fece sì che una signora di rango, che da lungo tempo soffriva per una malattia, fosse toccata da ognuna delle croci, con una sincera preghiera, e così riconobbe la virtù che risiedeva in quella del Signore. Poiché nel momento in cui questa croce fu portata accanto alla signora, essa scacciò la terribile malattia e la guarì completamente»

Unitamente alla Croce furono trovati anche i Sacri Chiodi:

«[Elena] fece trasportare parte della croce di nostro Signore a palazzo. Il resto fu chiuso in un rivestimento d’argento e affidato al vescovo della città, che fu da lei esortato a conservarlo con cura, affinché potesse essere tramandato intatto ai posteri»

Egeria, di cui abbiamo trattato in questo post, durante il suo viaggio in Terra santa nel 380 abilmente riassunto nell’Itinerarium Egeriae descrisse la venerazione della Vera Croce:

«Quindi una sedia viene posta per il vescovo sul Golgota dietro la Croce, che adesso è in piedi; il vescovo prende posto sulla sedia, e davanti a lui viene posta una tavola coperta di un panno di lino; i diaconi stanno in piedi attorno alla tavola, e vengono portati uno scrigno argentato in cui si trova il sacro legno della Croce e la condanna, e posati sul tavolo. Lo scrigno viene aperto e [il legno] viene preso, e sia il legno che la condanna vengono posati sul tavolo. Ora, quando viene messo sul tavolo, il vescovo, sedendosi, mantiene con fermezza le estremità del sacro legno, mentre i diaconi fermi tutto attorno lo sorvegliano. Esso viene così sorvegliato perché è tradizione che le persone, sia i fedeli che i catecumeni, vengano una alla volta, inginocchiandosi davanti al tavolo, per poi baciare il sacro legno e allontanarsi. E a causa di ciò, non so quando successe, si dice che qualcuno abbia morso e quindi rubato una scheggia del sacro legno, ed è quindi sorvegliato dai diaconi che stanno tutt’attorno, nel caso che uno di quelli che vengono dovesse tentare di farlo di nuovo. E quando le persone passano una ad una, tutte inchinandosi, toccano la Croce e la condanna, prima con la fronte e poi con gli occhi; poi baciano la Croce e passano, ma nessuno stende la mano per toccarla. Quando hanno baciato la Croce e si sono allontanati, un diacono regge l’anello di Salomone e il corno con cui venivano Consacrati i Re; baciano il corno e guardano l’anello»

L’impero bizantino del VII secolo era in pericolo a causa dei continui attacchi dell’Impero Persiano di Cosroe II il quale nel 614 entro a Gerusalemme, trafugò tutti i tesori e reliquie (compresa la Vera Croce) e portò il tutto a Ctesifonte. L’imperatore Eraclio decise di reagire e nel 628 sconfisse Cosroe II decapitandolo riappropriandosi delle reliquie riportandole a Gerusalemme il 21 marzo 630.
La Vera Croce a Roma
La Cappella delle Reliquie, a cui si accede salendo dalla navata sinistra, custodisce le Reliquie della Passione di Gesù. La reliquia più famosa, quella che dà il nome alla chiesa, è costituita dai frammenti della Croce di Cristo, ritrovati, secondo la tradizione da Sant’Elena, sul Calvario a Gerusalemme. Assieme ai frammenti della Croce, vengono conservati: il Titulus Crucis, ovvero l’iscrizione che, secondo i Vangeli, era posta sulla croce; un Chiodo, anch’esso rinvenuto da Sant’Elena; due Spine, appartenenti, secondo la tradizione, alla Corona posta sul capo di Gesù; il Dito di San Tommaso, l’apostolo che dubitava della resurrezione di Cristo; una parte della croce del Buon Ladrone.