Festività di San Pellegrino


San Pellegrino è anche patrono di Caltabellotta.

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Come gran parte delle figure religiose del I secolo d.C., a parte i Padri della Chiesa e qualche altra figura importante, su San Pellegrino le notizie e gli Atti sono andati perduti col tempo. La sua peculiare storia la troviamo trascritta in un manoscritto del XVIII secolo, oggi conservato a Sciacca, ma per uno scherzo del destino, l’autore risulta essere anonimo; dunque le notizie, seppur confermate dalla tradizione popolare e dalla toponomastica, vanno pur sempre considerate con l’opportuno senso critico.

L’unico punto fermo, e di continuità dal paganesimo al cristianesimo a Caltabellotta, consiste nella scelta del luogo: dove prima si perpetravano sacrifici agli dei, ed in particolare a Kronos, cui culto prevedeva talora dei sacrifici umani. Questi erano presenti negli antichi insediamenti preistorici, di cui rimane traccia nella zona orientale anche di un altare sacrificale, e furono poi tramandati nella cittadina greca e poi romana, seppur in maniera minore. Con l’avvento del cristianesimo, qui portato da San Pellegrino, tali sacrifici cessarono definitivamente.

Un altro fattore da analizzare consiste nel fatto che la Sicilia fu, e continua ad essere, il crocevia del Mediterraneo. Così come oggi molti migranti affrontano il mare per raggiungere le nostre coste, anche agli albori della cristianità, ed in secoli precedenti (basti pensare ai fenici od ai greci fino agli arabi ed ai normanni che qui fondarono diverse colonie miscelandosi con le popolazioni locali), la Sicilia era una meta nel tragitto di molti pellegrini provenienti dall’Europa sud-orientale, dal Medio Oriente e dal Nord Africa, che proseguivano o tornavano da Roma, che, da San Pietro, divenne il fulcro della fede cristiana. Almeno fino all’editto di Costantino nel 313 che decretava la libertà di culto nell’impero, quei pellegrini si muovevano in maniera più o meno clandestina, in seguito molto più apertamente. Quindi è ragionevole affermare che qualcuno di quei pellegrini abbia raggiunto l’allora Triokola ed abbia predicato il Vangelo convertendo la popolazione stanca di dover pagare un tributo così pesante: la vita di un fanciullo.

Ed è qui che nasce la figura di San Pellegrino, il quale, dopo avere liberato Triokola dal male, si stabilì nelle grotte presenti nella vetta per proteggere la città.

Triokola fu diocesi della Chiesa Cristiana e San Pellegrino ne divenne protovescovo. Storicamente, però, il primo vescovo di Triokola di cui si ha notizia è un certo Pietro, menzionato nelle lettere di papa Gregorio tra il 594 ed il 598, e da questo inviato in Sicilia. Poi un certo Massimo, convocato da papa Martino I al sinodo romano sul monotelismo; seguito da Giorgio, e poi da Giovanni di Trokalis che prese parte al concilio di Nicea del 787. Egli fu l’ultimo vescovo conosciuto della diocesi di Triokala.

Con l’avvento degli arabi, la diocesi fu trasferita nel monastero di San Calogero sul monte Cronio, nei pressi di Sciacca. Poi, con la riconquista normanna, il territorio della diocesi fu unito alla diocesi di Agrigento, e da allora, nonostante alcuni tentativi tra la fine del settecento e gli inizi dell’ottocento, la diocesi di Triokala scomparve definitivamente. Tuttavia la Chiesa, dal 1966, riconosce la diocesi di Triokala come sede titolare. L’ultimo assegnatario della carica di vescovo titolare è Carlos Briseño Arch, dell’ordine degli agostiniani recolletti, attuale vescovo ausiliare di città del Messico che nel 2011 venne a fare visita alla sua sede vescovile.

Una storia tanto antica quanto la religione cristiana. Una testimonianza di fede che Caltabellotta celebra ogni anno con la processione solenne il 18 agosto, giorno in cui, secondo i racconti popolari, San Pellegrino rinacque nella gloria divina.

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