Contesa per i funerali di un parroco

Angolo di Storia

La più curiosa contesa è stata quella agitatasi fra i parroci di S. Croce e di Spino sul diritto di precedenza nell’eseguire la funzione funebre del parroco di S. Pellegrino. Vigeva allora il diritto della spoglio della cera in favore del celebrante. La contesa si riaccese il 4 giugno 1826, dopo la morte di don Matteo Giacomo Calvi, benché di fatto la funzione funebre sia stata eseguita da don Domenico Urbani, parroco di S. Croce.

La Curia vescovile, fatta subito avvertita dava incarico a don Giovanni Rossi, economo parrocchiale di S. Pellegrino, di fare indagini sulla tradizione. L’interpellato, dopo aver premesso che secondo la legge “giustiniana prima, titolo X” tale diritto sarebbe spettato al parroco più vicino, riferiva in data 30 settembre 1826 di esser giunto nelle sue indagini ai seguenti risultati circa gli ultimi cinque funerali dei parroci del luogo. Per don Bartolomeo Benzoni la funzione era stata eseguita il 17 maggio 1707 dal parroco di S. Croce don Giuseppe Bogo, che firmò il registro di suo pugno così – “Ego P. Joseph Bogus parochus S. Crucis uti vicinior S. Peregrino”; per don Giovanni Gavazzeni, sepolto il 1° febbraio 1739, non si aveva alcuna notizia; per don Angelo Maria Galizzi, sepolto il 24 febbraio 1761 non v’era che la testimonianza di un vecchio che asseriva la funzione esser stata celebrata dal parroco di Zogno per delega dei parroci Bonetti di S. Croce e Chiesa di Spino; per don Nicola Sonzogno, sepolto il 19 febbraio 1795, la funzione era stata eseguita dal parroco di S. Giovanni Bianco, don Martino Milesi, per delega dei parroci don Pietro Galizzi di S. Croce e don Martino Carrara di Spino, che si eran divisi fra loro l’onorario; per don Matteo Calvi, come s’è detto, la funzione era stata eseguita il 30 settembre 1826 da don Domenico Urbani, parroco di S. Croce, contro l’avanzato diritto di quello di Spino, onde, rimanendo aperta la vertenza, non s’era potuto addivenire a una assegnazione dell’onorario.

Allora la Curia faceva invitare i contendenti a far rilevare a proprie spese la distanza delle rispettive case parrocchiali da quella di S. Pellegrino, secondo la consueta viabilità. Fu scelto come punto di partenza il “rastello Brentani (ora Oprandi) di Piazzo Basso, dietro il monastero di S. Nicola” punto di confluenza delle strade rispettivamente di S. Croce (per Valsambusso e Predaria) e di Spino (per Pregalleno); e risultò che la residenza parrocchiale di Spino distava metri 3224,75 e quella di S. Croce m. 2999,5 (minore cioè di m. 225,25). A suffragare la conclusione veniva in luce uno strumento in data 9 febbraio 1709 dei notaio Bartolorneo Grazioli nel quale era dichiarato che nell’occasione del funerale del parroco don Bartolomeo Benzoni, avvenuto il 17 maggio 1707, era già sorta la stessa contesa e definita allo stesso modo e che “fattasi la misura della strada dal ponte di S. Pellegrino rispettivamente alle case parrocchiali di Spino e di S. Croce, la distanza di quest’ultima venne riconosciuta minore di cavezzi 32 e 1/2 di terreno di quella di Spino, per cui la funzione di quel funerale fu eseguita dal parroco di S. Croce qual viciniore”.

Con lettera 30 marzo 1859 il parroco di S. Pellegrino dava assicurazione di aver eseguito l’ordine della Curia in merito alla suddetta vertenza dividendo l’onorario dell’ultimo funerale in ragione di due terzi al parroco di S. Croce e di un terzo a quello di Spino (come compenso alla spesa di L.6 sostenuta per la misurazione), e che quest’ultimo, in base alle risultanze, riconosceva a quello di S. Croce il diritto di precedenza. La Curia allora, con decreto in data li maggio 1859, riconosceva al solo parroco di S. Croce il diritto di eseguire la funzione di sepoltura del parroco di S. Pellegrino. Ora tale diritto è di spettanza del più diretto collaboratore del defunto, vale a dire del curato vice parroco o “vicario cooperatore” e, solo in assenza di questo, del parroco più vicino.