La Riforma dei Vicariati 2


2 – IL TERRITORIO E LA CHIESA

Prosegue la riflessione tesa a condividere e maturare assieme l’importante proposta che il Vescovo fa a tutta la diocesi della riforma dei vicariati. Dopo aver aperto una importante riflessione di verifica sul l’attuale forma di vicariato sia nei suoi principi ispiratori che poi nel suo reale sviluppo nelle nostre parrocchie e territori, ci affacciamo ora introducendo alcuni contenuti su quello che vorrebbe essere il nuovo vicariato.

Come sfondo teniamo le quattro finalità pastorali indicate dalla lettera circolare del Vescovo:

  • Promuovere e alimentare il rapporto con il “territorio” assumendo come riferimento i cinque ambiti indicati dal Convegno ecclesiale di Verona, amore e relazioni, lavoro e festa, fragilità umane, tradizione ed educazione, cittadinanza e politica.
  • Suscitare e riconoscere la corresponsabilità dei laici a partire dalle loro competenze negli ambiti ricordati.
  • Sostenere una formazione qualificata degli operatori pastorali.
  • Delineare alcune forme di intesa pastorale nell’ambito del Vicariato.

Proviamo dunque ad evidenziare cosa intendiamo parlando di territorio.

Come ci ricorda il sinodo diocesano, la territorialità fa parte dell’identità e della vita della parrocchia e costituisce l’elemento proprio con il quale la parrocchia si presenta come luogo di vita cristiana per tutti i fedeli e ambito di pastorale ordinaria. Il legame territoriale è dato dai confini geografici e soprattutto dall’ambiente sociale e culturale dove la gente vive i momenti principali della sua esistenza: la famiglia, il lavoro, il tempo libero e le strutture istituzionali.

Così mantenendo costruttive relazioni, parrocchia e territorio, attuano un mutuo scambio di beni. Se il “territorio” è il luogo dove si designano i modi in cui l’uomo di oggi desidera, soffre, lotta, sogna, ama e spera, dobbiamo riconoscere, in conformità alla logica dell’Incarnazione, allora è proprio in connessione con esso che la parrocchia può vedere i segni del Regno che viene, i cammini della sua conversione e i semi del Verbo, perché esso è luogo dove Dio parla, prima ancora che la Chiesa prenda parola; dove lo Spirito Santo opera in continuità e dove il Risorto lascia i segni della sua presenza.

In linea con tutto questo dunque possiamo e vogliamo intendere Il territorio anzitutto come il luogo dell’UMANITA’. È il luogo dei cammini di vita, dei vissuti, dei volti, delle storie di vita spesso segnate, intrise di precarietà di ogni tipo, di cumulatività, di separatezza, isolamento e solitudine. Possiamo dire è il luogo della gente, dell’abitare e del vivere delle ‘grandi folle’.

Il territorio inoltre è il luogo del Regno di Dio, del RIVELARSI di Dio, che entra nella storia, che si fa condivisione assumendo la condizione umana, per umanizzare tutta l’umanità.

E’ nella storia quotidiana che si realizza l’incontro tra l’umanità e la grazia che salva. Per questo motivo che sta alla base della nostra fede, il territorio è il luogo del CAMMINO della Chiesa a servizio del Regno di Dio, che educa donando amore, misericordia e giustizia.  

Il territorio, infine, è il luogo della CITTADINANZA, della ministerialità diffusa. È il luogo del bene comune, dell’essere ‘cittadini credenti’, delle scelte politiche, delle progettualità e delle azioni sociali, dell’intervento, delle opere, dei fatti, della pedagogia dei fatti, dell’educare attraverso i fatti.

Fatti e opere che non solo rispondano ai bisogni delle persone ma che soprattutto diano anima ai territori ed alle parrocchie, facendo crescere la cultura della giustizia, della carità e della misericordia. Riconoscendo dunque il tanto che già c’è, manteniamo alta la tensione per una Chiesa che sia PER – NEL – CON- DEL il territorio, nel Regno di Dio.

  • Una Chiesa ‘PER’ il territorio, dice e racconta di una Chiesa che esclude ogni forma di colonizzazione, di manipolazione, di possessività nei confronti delle persone.
  • Una Chiesa ‘NEL’ territorio dice e racconta di una Chiesa che porta a realizzare una presenza ‘spregiudicata’: cioè senza pregiudizi culturali, razziali, sociali, religiosi nei confronti di qualsiasi donna e uomo.
  • La Chiesa è CON il territorio, con il Regno di Dio. Cioè la Chiesa è con l’uomo. L’umano, qualunque volto, storia, nome abbia, ‘abita’ la chiesa, perché essa si fa soggetto che sta dalla sua parte: lo accoglie, lo difende, lo promuove, lo esalta.
  • La Chiesa è DEL territorio, del Regno di Dio. Cioè è la Chiesa dell’uomo.

Una Chiesa ‘DEL’ territorio dice di una Chiesa che cammina con la storia, che si ‘confonde’ dentro l’umanità dei nostri tempi; che ha parole umane per dire e per dirsi, pur sapendo che le parole non esauriscono mai la Parola; che abitare la terra, una terra, non fa dimenticare, anzi annunzia sempre la ‘terra promessa’.

Credo che queste indicazioni siano di grande stimolo per una verifica della nostra attuale impostazione e pratica pastorale ma soprattutto di grande slancio per provare a sognare di continuare ad essere segno visibile della cura che Dio pone attraverso coloro che tentano di essere suoi discepoli, verso la vita di ogni persona.

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