Il cammino della Riforma delle comunità ecclesiali territoriali.

Lo spirito ci precede e sta anche là dove noi non pensiamo lui possa esserci. ” Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?». Atti 11,17

 

È da questa affermazione che parte la nostra riflessione ed il movimento che ci porta a sognare, prefigurare e mettere in atto la riforma di vicariati, delle Comunità ecclesiali territoriali. Dio ci precede e noi siamo continuamente a riconoscere la sua presenza anche laddove noi non pensiamo che Dio sia arrivato. Quante volte abbiamo giudizi pessimisti e rassegnati nei confronti del mondo. Bisogna aprire gli occhi ed entrare nelle case di chi è più vicino e meno vicino per incontrare la presenza di Dio. Quello che si propone nasce dal viaggio delle sei visite vicariali svolte in questi anni; nasce dai viaggi missionari di incontri con le persone del mondo, con i sacerdoti e dentro alle situazioni vere della vita, quelle più belle come quelle più faticose. Da questo nasce un sentimento di profonda meraviglia a partire dai tanti doni che ci sono nella nostra Chiesa. Il dono che sono le tante strutture abitate e vissute dalla nostra gente. Il dono che sono le nostre scuole dell’infanzia e le scuole cattoliche. Il dono che sono le case di riposo. Il dono dei 759 preti diocesani, i diaconi e le persone consacrate assieme ai gruppi ecclesiali e dalle migliaia di volontari. Il dono che sono quelle duecentomila persone che partecipano all’Eucarestia. Il dono che sono le feste, lo sport, le attività animative e le proposte formative rivolte a tutte le categorie di persone. Il dono delle strutture diocesane con le loro attività pensate per tutti. Il dono delle attività caritative quelle missionarie e quelle della comunicazione sociale. Ogni giorno ed ogni settimana queste cose si danno alla nostra diocesi. C’è però un problema che accompagna tutto questo. Tanti di noi non percepiscono questo come una meraviglia, anche tanti dei nostri ambienti. Sembra che sia sempre altro quello che è importante. La domanda è chiara: Ma la nostra fede è diventata sterile? Riusciremo a essere ancora generativi e far crescere altri frutti a partire da quello che già abbiamo tra le mani? Che relazione c’è tra questa meraviglia e la carità? Che rapporto c’è tra la nostra fede e i luoghi di vita degli uomini che sono gli affetti, il lavoro, la cittadinanza, l’educazione, la salute e tutto il resto? O la fede alimenta, nutre illumina questa vita altrimenti la nostra fede è morta. In che modo queste dimensioni davvero possono costruire dei cambi di mentalità attenti a tutti. Bisogna allacciare questo rapporto tra la fede e la vita di tutti. Come noi ci impegniamo a cambiare alla luce del Vangelo la vita del Vangelo. C’è uno scrigno prezioso, ma cosa c’è dentro questo scrigno? Forse il contenitore vale più del contenuto? Nel nostro scrigno c’è ciò che è più prezioso di tutto. Il seme ha dentro la forza della vita. È questo il movimento che noi possiamo ricreare. Certo per custodire il seme bisogna coltivarlo e ci vuole la terra. Coltivare significa incontrare e riconoscere. Non servono nuove iniziative ma che noi sappiamo riconoscere che nel mondo già cresce il regno di Dio. Riconoscere che il Signore è lì. Riconoscere il Vangelo che dà la vita. Ecco le coordinate allora. Un territorio dove ci sta tutta l’ampiezza della vita delle persone. Il territorio non è solo un’area geografica con delle istituzioni, ma è una serie di mondi vitali delle persone. La nostra terra di missione sono le terre esistenziali delle persone dove da cristiani abbiamo la responsabilità del Vangelo di dire delle cose che vanno anzitutto portate dai veri protagonisti che sono i laici. Il cristiano testimone che sa genare vita umana dentro alla vita di tutti gli uomini. La comunità ecclesiale territoriale si propone di incontrare veramente il territorio con queste caratteristiche sopra citate.

Da qui si procede in questo cammino prezioso, sentendo che la sua realizzazione dipende davvero dell’impegno di ciascuno, dall’impegno delle nostre parrocchie con i consigli parrocchiali ai quali è affidata la rilettura e la diffusione della proposta e a tutte le associazioni e gruppi diocesani.